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Giovani delle Acli

Non c’è futuro senza giovani: come passare dal dire al fare

È più facile fare scelte escludendo visioni innovative, è più facile parlare di giovani se i giovani non possono parlare, è però più difficile sperare di sopravvivere rimanendo sempre gli stessi.
Bisogna riportare al centro il valore della gratuità, non usandola però come scusa per non investire.

Può esistere un futuro senza giovani?

Da paladini del volontariato durante il lock down a untori estivi: questo il passaggio che le masse hanno fatto fare alla figura del “giovane” in questi ultimi giorni. Ma nessuno, o quasi, si è fatto la vera domanda: “quale futuro per i nostri giovani?”. Tutti con i “giovani sulla bocca” ma nessuno “che fa”…

Le Acli possono pensare al futuro solo se sapranno accogliere i giovani facendoli sentire veramente parte di una grande famiglia, e per farlo ci vogliono scelte coraggiose e azioni concrete.

Tre sono le direttrici per passare “dal dire al fare”.

Innanzitutto, coinvolgere i giovani nei processi e nelle scelte politiche sul futuro deve essere il primo grande impegno.

Negli anni ho sentito tantissime conferenze aventi come tema centrale le nuove generazioni e raramente ho avuto il piacere di vedere un under30 al tavolo dei relatori. Un’associazione come la nostra dovrebbe, anzi deve, essere in prima fila per dare voce alle tante ingiustizie che il mondo del lavoro riserva ai giovani, ascoltandoli prima di dare risposte (una cosa che sicuramente ho imparato dal corso di animazione di comunità delle Acli è che non si può pensare ad una soluzione prima di aver ascoltato e osservato davvero il contesto sul quale si vuole lavorare) e accompagnandoli nelle scelte sul loro futuro.

È più facile fare scelte escludendo visioni innovative, è più facile parlare di giovani se i giovani non possono parlare, è però più difficile sperare di sopravvivere rimanendo sempre gli stessi.

La seconda direttrice: far sentire i giovani una risorsa per riattivare i territori attraverso investimenti veri sulla loro formazione che si devono però tramutare in azioni coraggiose nei confronti dei circoli.

Nel sistema Acli (e intorno ad esso) passano molte ragazze e molti ragazzi, ma spesso manca la “forza” adatta per attrarli e renderli parte integrante di esso. Dalle esperienze del servizio civile, passando per le scuole di formazione nazionali, le esperienze di Ipsia e di Ga, fino ad arrivare a giovanissimi presidenti di circolo, le Acli sono senz’altro una grande palestra di crescita, dove mettersi in gioco e sperimentare le proprie abilità. Tutte queste competenze sviluppate, devono essere la più preziosa ricchezza del futuro, utilizzata nel sistema e non valorizzata, per poi farla fuggire in altre associazioni o in altri contesti a causa del poco coinvolgimento.

La terza direttrice per passare “dal dire al fare” è quella che riporta al centro il valore della gratuità, non usandola però come scusa per non investire.

Nel corso degli anni i concetti di gratuità e militanza si sono sempre più affievoliti portando molte persone a “fare” solo con la certezza di ricevere indietro qualcosa in cambio. Questo perché viene sempre meno in senso di appartenenza e la società attuale fa credere alle nuove generazioni che l’Io sia più importante del Noi.

Solo il terzo settore può fare in modo di invertire questa rotta attribuendo una nuova importanza al volontariato, non considerando l’ottica egoistica dell’Io. Questo può avvenire solo esaltando e stimando chi si mette in gioco nel proprio tempo libero, dedicandolo al prossimo. Faccio mie le parole di Papa Francesco che nel giugno 2019 sottolineò l’importanza della gratuità da avere con gli altri, sia con la testimonianza sia con il servizio, evidenziando che la vocazione è a servire, non a “servirsi di”, poiché la missione di un credente è una vita di servizio.

È il momento giusto per far vedere che il “bianco” dei capelli che spesso caratterizza la nostra associazione può essere perfettamente accostato al rosso e il blu che caratterizzano la nostra gioventù. Solo mettendo insieme questi colori si può avere la bandiera delle Acli. È il momento giusto per fare il passo in più come giovani e far vedere alle Acli “dei grandi” che lavorando insieme si può “essere uno”.

Queste parole le scrivo da Milano dove le “Acli adulte” sono state le prime a voler “essere uno” con noi giovani. Non è certo facile ma quando si riesce a far sentire a casa un giovane… lui sarà per sempre grato.

Viva le Acli e viva i giovani

Simone Romagnoli, Coordinatore provinciale Giovani delle Acli Milano

Tratto dal contributo di Simone Romagnoli sul sito “Acli al Futuro”

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